“La cosa più difficile quando si parla con un'adolescente
è che qualsiasi cosa tu dica inevitabilmente
appare come il discorso di una vecchia zia invitata a un matrimonio”
(Jojo Moyes – Dopo di te)
Succede a colazione. Sì quella odierna.
L’inossidabile De Win mi sente trafficare intorno a capoccetta (lessico familiare della Dolce Gusto), pigiando con fare isterico il tasto on per far scendere il mio amatissimo Cortado e smarmottando come un pentolone di borlotti in bollitura perché l’infernale macchinetta non ne vuole sapere di erogare la bevanda.
Mi si avvicina quatto, quatto con il suo caratteristico aplomb per capire cosa sta succedendo (o meglio cosa sto combinando a questo giro) gonfia il petto come un tacchino, assume il ruolo del “problem solving man” e da dietro vedo che allunga la mano prende la spina di capoccetta, la mette nella presa e laconico mi dice: “Sai per il funzionamento dell’elettrodomestico è fondamentale inserire la spina nella presa… … …”
#maiunagioia
Ciambellone odierno, bruttino ma forse uno dei più buoni che abbia fatto. Bruttino perché fatto al volo la scorsa sera arcistufa di vedere l’adolescente rimpinzarsi a colazione di biscotti confezionati.
Bruttino perché fotografato al volo appena fatto con la luce finta della sera (e la cena che si stava freddando), ossia prima che le fauci dei due De Win si accorgessero della sua bontà e l’indomani mattina, quando la luce sarebbe stata migliore, già mezzo ciambellone sarebbe stato fatto fuori.
Panna, caffè e cannella ovvero quello che rende un banalissimo dolce un “comfort food” che coccola prima l’anima e poi il palato. Provatelo! E’ buono davvero!
Forse non tutti sanno che… cannella